Storytelling: questione di punti di vista.

Quando si imposta una strategia di comunicazione, lo storytelling aiuta. Tanto. Questo perché ci permette di comprendere i vari aspetti della narrazione e di prepararci alla fase creativa della stessa. Un passaggio fondamentale è decidere il punto di vista” che si vuole dare alla narrazione e al pubblico.
Le storie possono essere una diversa dall’altra a seconda di quello che scegliamo di utilizzare:

  • il punto di vista del narratore.
    La nostra storia è raccontata da un’entità che ci descrive i diversi momenti della storia, ci regala informazioni che diversamente dovremmo immaginare (come ad esempio un evento accaduto prima che la nostra storia avesse inizio). Oppure ci aiuta rivelare i pensieri nascosti o i segreti dei personaggi.
  • il punto di vista dei personaggi della storia.
    Un modo per essere dentro la storia, vivere le sensazioni del personaggio, i suoi pensieri, partecipare alle sue decisioni. Un punto di vista che tiene conto solo del momento vissuto dal personaggio e che vive le sorprese che la storia rivela man mano che scorre.
  • il punto di vista dello spettatore.
    Un punto di vista esterno alla storia da dove si possono cogliere anche particolari che gli interpreti non vedono e da cui lo spettatore può giudicare e vivere diverse emozioni che si confrontano con altre storie custodite nelle menti di chi osserva.

Perché sono importanti i punti di vista nello storytelling.

Il punto di vista è un elemento naturale. Se non c’è, ognuno crea il suo. La cosa è anche affascinante, ma se la narrazione ha l’obiettivo di comunicare ciò che per noi è importante, questa libertà non è un bene.
Insomma, quando vogliamo trasmettere un messaggio preciso dobbiamo portare al minimo gli elementi che possono alterare la nostra narrazione.
Facciamo un esempio. Diciamo che un’immagine ci mostra una persona con uno zaino che corre verso un autobus. Se pensiamo al punto di vista della persona che corre, possiamo intuire i suoi pensieri: l’ansia di non farcela, la speranza che quel autobus si attardi giusto il tempo di farlo salire.
Se abbiamo il punto di vista di un narratore, possiamo sentire perché è cosi importante che riesca a prendere quel autobus o ci dirà perché ha fatto così tardi.
Infine il punto di vista di uno spettatore terzo. Una persona che assiste alla scena chiedendosi perché corre, in fondo (lui lo vede) è in arrivo un altro autobus. Da lontano già si vede.
La stessa immagine si declina in maniera diversa a seconda del punto di vista. E ogni punto di vista genera una narrazione diversa. Questa cosa può anche essere interessante. Ma nella comunicazione le cose cambiano e non poco.

L’importanza del punto di vista nella narrazione.

Facciamo un altro esempio. Diciamo che un bel ristorante, dove si svolgono molti matrimoni, un bel giorno pubblica una foto di una torta nuziale a terra. Un’immagine che da sola lascia libero sfogo alla fantasia di chi guarda, che per istinto costruirà attorno a quell’immagine una narazione prima e dopo. Probabilmente il primo pensiero che è arrivato a tutti è: “oddio, povera sposa, è caduta la torta e il matrimonio è rovinato”. Ma poi, in realtà, dietro possono esserci molte altre storie. Ecco la cosa importante. Se definiamo il punto di vista possiamo limitare al minimo le diverse interpretazioni e guidare il nostro racconto verso obiettivi più utili all’impresa.
La torta a terra non è stato altro che uno scherzo ben congegnato dai testimoni di nozze. Perché se dobbiamo divertirci lo facciamo fino in fondo.
La prossima volta che decidiamo di raccontare qualcosa dedichiamo qualche secondo a stabilire il punto di vista. Magari scopriamo che è anche più divertente.

Il concetto di punto di vista anche nella vita quotidiana.

Un’ultima riflessione. L’importanza del “punto di vista” è grande anche nella vita di tutti i giorni. La sociologia della comunicazione pone grande attenzione a questo aspetto perché attorno ad esso si costruisce la fluidità e la chiarezza della comunicazione fra due o più soggetti. L’idea di comunicazione è un flusso di informazioni che un soggetto A (emittente) invia ad un soggetto B (ricevente), attraverso un vettore. Il soggetto B deve comunque interpretare il messaggio ricevuto per comprenderne il significato, ovvero rapportarlo alle sue esperienze, convinzioni e al suo modo di vedere le cose. Maggiori sono le interpretazioni che il soggetto ricevente deve mettere in campo, maggiore è il rischio dell’incomprensione.
Se la nostra comunicazione ha un fine promozionale, l’informazione che inviamo deve essere il più chiara possibile. Se vendiamo banane certamente non vogliamo che capiscano cose diverse (… senza essere maliziosi). Pensateci.

By |2016-08-10T11:31:55+00:00Agosto 10, 2016|Categories: Storytelling|