Alla fine quel giorno è arrivato, il giorno in cui decidi di creare un blog e, sotto sotto, avere successo. Il vivere felici lo vogliamo tutti e c’entra poco con il blog, Anche se il blog ti da una voce e questo è un pezzetto di felicità.

creare-un-blog

Ok, come come si crea un blog da zero.

Panico. Panico allo stato puro. Si perché una cosa è la teoria, una cosa è realizzare una strategia per la creazione di un blog di successo che funzioni davvero.
Di informazioni sul web capace di aiutarti a creare un blog se ne trovano a migliaia. E sicuramente lo studio è la prima cosa. Ci sono persone che ti danno tantissime informazioni utili alla creazione e gestione di un blog. Uno di questi, secondo me, è Riccardo Esposito con il suo portale My Social Web, dagli un’occhiata. Poi torna qui.

Creare un blog: dalla pratica alla teoria.

Ho pensato che ragionare in termini pratici potesse essere utile, per cui vi racconto il processo di progettazione che ho fatto per me, magari è d’ispirazione ad altri che vogliono realizzare il proprio blog.
La prima cosa, forse la più complicata, è stata scrollarmi di dosso la paura di mostrarmi agli altri. Una paura che avevo nei confronti del blog. Una paura stana che non ho in altri contesti, come ad esempio le sessioni di formazione che tengo di solito, le presentazioni di questa o quella strategia web marketing, o nelle relazioni con i clienti. Eppure verso il blog avevo un gran timore. Una paura da affrontare e vincere. Ci ho ragionato molto, alla fine ho capito. E per magia la paura è andata via. Nel mio caso il blog mi metteva agitazione perché non mi dava la possibilità di gestire una relazione personale con le persone, come faccio in aula e nelle varie riunione. Di persona posso contare su me stesso, essere certo di gestire le incomprensioni, i dubbi, le domande che sono conseguenza delle mie riflessioni e delle cose che esprimo. Nel blog questo controllo pensavo di non averlo e questo mi teneva lontano da questa realtà. Ma la soluzione, con il senno di poi, era vicina: intendere il blog non come una vetrina di se stessi, ma come il racconto di se stessi. Il blog deve essere strumento al servizio delle persone che lo leggono, le informazioni devono essere utili, concrete, valide. Ma i tuoi lettori devono trovare in te un punto di vista personale, fatto di esperienza, ragionamento, anche idee controcorrente (diciamo un punto di vista diverso).

Nel blog bisogna essere se stessi. Ok ma cosa vuol dire?

Il blog è il racconto di una vita. La propria. Può essere un racconto di vita professione, di vita personale, di pensieri sparsi. Può anche essere una favola.
Ad un certo punto la soluzione è stata dire: bene, racconto me stesso. Quale parte, quella professionale, quella personale. Nel mio caso la scelta è stata di raccontare la vita professionale, però lasciando la finestra aperta al mondo del personale. Perché il nostro essere professionali il nostro modo di lavorare attinge dal nostro modo di essere, insomma dalla nostra vita di tutti i giorni, dal nostro carattare, da ciò che ci circonda. In fondo siamo persone, non macchine. Dunque quando sarà interessante, ci potrà essere anche una capatina delle mie cose personali. Non so quando, non so come, ma potrebbe capitare.
Ecco cosa ho fatto: una sera ho preso un foglio di carta (giuro è andata veramente cosi) è ho cominciato a scrivere che contributo potevo portare, su quali argomenti potevo dire la mia. Non ho scritto nulla. Ero li che guardavo il foglio bianco. Le cose in testa c’erano e facevano a spintoni per uscire fuori, ma niente, io non scrivevo.
Il problema: la paura di scrivere di cazzate, e di far perdere tempo alle persone. Una totale mancanza di fiducia verso le mie capacità. Poi mi sono ricordato di un articolo di Annamaria Testa del titolo “Sindrome dell’impostore: lo strano timore delle persone capaci”. Alla fine dell’articolo si legge: “ogni tanto, val la pena di ripercorrere la vostra storia, magari anche scrivendola, e ricordando la fatica, l’impegno (e i fallimenti) che hanno preceduto i successi ottenuti. Anche parlare con le altre persone aiuta. Potreste perfino scoprire che proprio quelle che apprezzate e stimate di più soffrono, a loro volta, della sindrome dell’impostore“. (lo trovate qui). Raccontare se stessi per superare la sindrome dell’impostore. Il blog, come io lo intendo, fa questo racconto. Sembra uno di quei paradossi temporali degni di un film di Star Trek (una delle mie passioni).

Il piano redazionale del blog.

A questo punto, ma questa è la mia storia, fare il piano redazionale del mio blog è stato semplice. La mia storia professionale è legata al marketing (poi al web) e alla comunicazione. Su cosa posso essere utile: sicuramente parlare di storytelling, forse la materia che più mi appassiona e che spesso insegno. Partendo dalla realtà strategica dallo storytelling, parlare di contenuti web e non solo, di social media, di web marketing, il passo è facile.
Ma non solo. Amo le scienze sociali. Mi piace capire le persone sia come individui singoli sia come appartenenti a gruppi e comunità. Mi piace conoscere il loro comportamento, mi piace comprendere i linguaggi. Mi piacciono i numeri e l’idea di impresa che funziona sul piano dei conti (contaminato degli studi universitari in materia economica). Ma il fatto è che mi piacciono le imprese che funzionano. Occuparsi di marketing senza confrontarsi con i numeri è solo un esercizio di stile, anche un po’ noioso. Bene, allora abbiamo gli argomenti: Storytelling, Social Media, Web Marketing, Strategia per le imprese.

Le fonti per i contenuti.

Attenzione, attenzione. Fonti non significa andare in rete e scrivere di quello che hanno scritto gli altri. Neanche mettersi a tradurre qualche bell’articolo americano (che sono sicuramente più avanti di noi) magari con la scusa della condivisione. Le fonti per me sono un’altra cosa, e ce ne sono di veramente utili.
La prima fonte: se stessi, la propria capacità di evolvere un ragionamento. La mia idea di fonte per i contenuti è stata la realizzazione di me stesso. Quello che mi piace è partire da una riflessione fatta da un altro e aggiungerci delle mie considerazioni. Mi piace espandere le idee. La mia idea di fonte è prendere un articolo interessante e da li partire per fare un ragionamento ulteriore. Un po’ come dire: ho trovato un articolo su come si fa la pasta frolla e da li parto per raccontare le varianti all’impasto o le tecniche per cuocerla senza bruciarla. Spesso il web è un labirinto. Ma possiamo farlo diventare una strada dritta.
Un’altra cosa: i libri. Ma questo fa parte di me. Amo leggere, ma soprattutto amo confrontarmi con quello che leggo, mettere in relazione idee con altre idee. Mi piace esplorare un’idea e renderla trampolino di tante riflessione. Ecco la lettura è una mia fonte, perché figlia della mia curiosità della mia voglia di esplorare luoghi inesplorati (almeno da me). Ecco nel mio blog ci sarà anche questo.

Che tipo di articoli scrivere nel blog

Come ho detto prima il blog racconta di stessi, ma deve essere utile a tutti. Poi io ho sempre definito il web come un grande archivio di risposte a domande non ancora fatte. Forse la parte più difficile di gestire un blog è scegliere che tipo di articoli scrivere. Creare il giusto mix fra proprie competenze e le ricerche delle persone. Nel mio caso ho scelto soprattutto due strumenti: Google e i luoghi di dialogo (social e forum). Google ci fornisce sia gli strumenti legati alle parole chiave e alle correlazioni fra i vari concetti. I forum e i social, ci forniscono le discussioni in atto e ci danno l’opportunità di esprimere un parere.
C’è poi il tema della lunghezza degli articoli: corti (perché le persone si annoiano a leggere – non sarà che gli articoli sono noiosi?). Oppure lunghi, perché non è vero che le persone non leggono (e poi piacciono tanto a Google), basta stare attenti alla formazione e al ritmo del testo (e a qualche altra decina di cose). Qui personalmente non avevo alternative. Io scrivo, non riesco ad essere breve. Mi piace raccontare le cose, magari uscire un momento dai binari del ragionamento per poi ritornare sulla via maestra. Mi piace questo modo di scrivere, mi ci trovo a mio agio. Una piccola area di confort. Qualcuna ci vuole, abbiate pazienza.
Un’ultima cosa, a proposito del concetto di linguaggio. Se ne parla molto in rete.
Quando ci riferiamo al linguaggio da utilizzare nello sviluppo di una strategia di comunicazione, ci riferiamo sia ad elementi semantici, sia ad elementi formali. Semantici sono quelli legati ad un allineamento della comprensione del concetto espresso e il concetto compreso. In sostanza dobbiamo saperci adattare, non solo nell’utilizzo dei vocaboli, ma anche nelle espressioni lessicali di chi ascolta (o ci legge). Formali invece sono quelle attenzioni legate alla struttura stessa di un discorso o di un testo. Titoli, punteggiatura (sapete che il concetto di punteggiatura esiste anche nella comunicazione verbale), immagini, icone e cosi via, sono elementi indispensabili alla buona comprensione di un oggetto comunicato.
Poi nel caso di un blog è importante anche l’aspetto narrativo. Ogni narrazione ha un suo “punto di vista”, che è poi la fonte (o la voce) della narrazione. Possiamo avere un “narratore esterno”: la storia è racconta da una persona esterna, quasi uno spettattore come noi. Oppure possiamo avere la storia raccontata dal punto di vista di un parteciapante alla storia stessa, che può essere o non essere il protagonista. Infine il punto di vista del pubblico, che vede svolgersi la storia davanti a se, senza la possibiltà di interaggire con lo svolgimento delle azioni (a proposito di punti di vista, ne ho parlato anche qui).
Quando si è trattato di questo blog, la scelta è stata di far vivere il racconto dal punto di vista di chi la storia la vive, ovvero di raccontarla man mano che accada. Questo significa raccontare le mie esperienze, le mie riflessioni e delle mie idee, con un linguaggio diretto, con le formalità legate alla condivisione di un’esperienza e con un uso dei termini di uso comune.

Gestione del blog e gestione del tempo.

Quanto pubblicare, quanti articoli a settimana? Bella domanda. Soprattutto, come conciliare un’attività di blogging con il tempo che serve per lavorare, formarsi, stare con la famiglia ecc ecc.
La mia soluzione. Crearsi degli obiettivi e renderli possibili senza fatica. Ma andiamo con ordine. Per esperienza so che, generalmente, impiego circa 30 minuti per mettere giù un articolo come quello che stai leggendo. Non so se è tanto o poco, ma so che questo è il mio tempo. Ma so anche che amo scrivere di getto, per cui faccio un bel po’ di refusi nella scrittura, a volte lascio le frasi tronche perché sto pensando al periodo successivo, ma soprattutto non amo i punti e ho la passione dell virgole. Ma soprattutto spesso mi dilungo con concetti che potre semplificare molto e motissimo. Tutte cose da aggiustare. Alla fine mi ci vogliono due o tre ore per le correzioni. Insomma per un articolo mi ci vuole dalle 3 alle 4 ore. Da qui ho deciso che all’inizio un buon obiettivo sarà di scrivere due articoli a settimana. Lavorando di ottimizzare i tempi e passare in un mese alla redazione di tre articoli. Vedremo se saprò gestire il mio tempo per il blog.

Infine: voglia, impegno, volontà.

Lo dico a me stesso, lo dico durante in corsi, lo dico quando presento un progetto si strategia ad un’azienda. La realizzazione di una qualsiasi attività di comunicazione passa da queste tre realtà: voglia di realizzare, impegno costante nel realizzarlo (anche di budget), volontà (tanta) di proseguire per la strada scelta anche quando è fatica. Il web poi è una brutta bestia, perché richiede uno sforzo maggiore per emergere e farsi largo fra il grande rumore che emette.
Da queste cose parto per la creazione del mio blog.